albAmante

la vedo alzarsi, splendida nudità, terrificante silenzio.

-dove vai?, niente coccole?-

si avvicina al vetro, siamo nella notte, prossima a finire. La luna la sfiora.

-spiegami perché ci siamo rivisti… non era un addio?-

-non crederai mica al quinto addio? E poi lo sai che sono un bugiardo..-

-sei un gran figlio di puttana, ecco cosa sei….-

-ma questo figlio di puttana ti fa godere….-

si volta di scatto, mi fulmina con lo sguardo,lo sostengo. Torna a guardare fuori.

Mi alzo e la raggiungo alla finestra. Appoggio le mani sulla sue spalle e avvicino il mio petto alla sua schiena, lei non si muove.

La spingo dolcemente verso la finestra, il suo grosso seno tocca il vetro freddo, sento che vorrebbe fare un passo indietro… ma non lo vuol fare. Sempre testarda nel suo apparire…

Bacio dolcemente il collo mentre le tengo i fianchi. Avvicino il mio bacino al suo sedere. Non si muove, non partecipa. Non mi vuole dare soddisfazioni.

Bacio la base del collo, mentre le mie mani salgono per prendere i seni, ancora premuti sul vetro freddo.

I capelli corti,neri, contrastano con la sua pelle bianca, candida, le sue spalle alte e la sua vita stretta sono la cornice perfetta per il suo seno pieno. Averla di spalle ha lo stesso effetto di un rifiuto che di un invito.

Palpo il suo seno delicatamente, da sotto, soppesandolo, come se fosse la prima volta che lo prendo tra le mie mani. La sento lasciare la sua rigidità, muovere il collo, allontanarsi dal vetro. Prendo i seni tenendo i capezzoli fra le dita, e li avvicino l’un l’altro mente la mia presa aumenta (e i suoi primi sospiri sento uscire). Salgo con la lingua fin sotto l’orecchio e mordo il lobo. Ancora sospiri. Palpo con più vigore un seno mentre l’altra mia mano scende lentamente, sfiorando con le dita la pancia, sento ritmare con un respiro irregolare. Bacio ancora il collo mentre le mie dita le sfiorano la fica. Allarga le gambe di un passo. Apro le labbra con due dita, mentre sfioro con un altro sfioro il clito. Un sospiro ancora più deciso mi fa aumentare la dose, così entro direttamente con due dita e parte un deciso massaggio. Le succhio il collo, sento il suo petto respirare forte mentre le stringo il seno. È un continuo e vorticoso massaggio, una danza di respiri e contrazioni. Smetto di baciarla, mordo il collo e con la mano lo stringo dolcemente. Meno dolcemente la masturbo….

Si alza sulle punte, io la spingo contro il vetro, la sua faccia di lato, guardo, e dalle sua labbra escono due parole…

-fottimi, FOTTIMI-

Mi stacco dalla presa, mi volto e vado verso il letto, per vestirmi.

-e ora dove cazzo credi di andare? Brutto figlio di puttana-

mi infilo i pantaloni, mentre sento il suo sguardo bastardo su di me. La guardo.

-ho un appuntamento, ogni mattina, un appuntamento a cui non manco mai, ovunque io mi trovi-

-!!??-

-vestiti e vieni con me..-

-non ti capisco e mai ti capirò, del resto se non stiamo insieme ci sono buone ragioni…-

-non stiamo insieme ma direi che scopiamo spesso…-

-stronzo-

ci stavamo rivestendo, con calma e tensione, attesa di risposte, eventi.

-ma mi vuoi dire dove stiamo andando? O sei sempre il solito figlio di puttana?-

-sono sempre il solito…ah! Non metterti gli slip…-

Si blocca a metà nel gesto di infilarseli, mi guarda, stupita e rassegnata, ma pur sempre complice(o vittima!?), e se li sfila lasciandoli sul pavimento, in mezzo ai suoi piedi, deliziosi, nero di quel ritaglio di stoffa è un dolce contrasto con il pavimento fin troppo chiaro.

Scendiamo le scale, dagli appartamenti nessun rumore, solo noi ancora svegli.

In macchina non parliamo molto, lei guarda fissa avanti, ogni tanto alla sua destra, la strada, la notte, il paese sono nostri. Ma noi non ci apparteniamo.

La collina è buia, attende. Noi arriviamo. Anche noi attendiamo.

Ferma la macchina in uno spiazzo erboso.

-vuoi scopare qua?-

-no-

-potevo tenermi gli slip allora-

-guarda-

-cosa?-

- l’alba –

-ah…ecco il tuo appuntamento di ogni notte…la tua vena romantica … forse è questo che amo in te ma non ammetto…-

-(silenzio)-

-(silenzio)-

Mi slaccio i pantaloni, lo tiro fuori, duro, in attesa, lei mi guarda, le prendo il mento fra indice e pollice e porto la testa sul mio cazzo. Lentamente, con amorevole cura, inizia a succhiare. È bellissimo, appoggio la testa e rilasso la schiena, guardo il sole nascere e sento il cuore che mi pulsa sempre più. Lei lo sente ed aumenta il ritmo, la voracità.

Con la mano la fermo, lei capisce, si muove in quello spazio stretto, alza la schiena, si fa verso di me,allarga le gambe, sedendosi sul mio cazzo, con un piede sul bordo della portiera aperta e una gamba che appoggiava con il ginocchio sul sedile. Sento la sua fica inghiottire il mio cazzo come la notte prende con se le anime degli amanti, stringendoli..

Appoggia il suo petto sul mio e mette le braccia sulle mie spalle, le cingo i fianchi, ci baciamo mentre lei inizia un lento movimento di bacino.

Le nostre lingue si staccano solo per dare spazio a suoi lunghi respiri e a miei assaggi del suo collo.

Aumenta il ritmo, aumentano i gemiti, aumenta il ritmo, aumentano i respiri, le contrazioni e i colpi.

Sentiamo il calore, le anime e i corpi in subbuglio. Rallentiamo come per prendere la rincorsa, per poi riprendere il ritmo. Ci guardiamo,con fuoco, e ci colpiamo sempre più forte. Sempre più forte ci penetriamo con lo sguardo. Ci scopiamo sempre di più con l’anima. Sento lo sperma divenire suo, sente che oggi lei ha offerto alcova per farmi suo. Veniamo. intimamente ci incontriamo, come la notte incontra il giorno, la luna il sole, nel tramonto, nell’alba….

Fine.