La gioia di vivere e le lacrime di un uomo. (un altro mistero della musica)
Era un periodo buio per Hector Berlioz, dopo la
composizione de “la Fantastica” e il suo grande successo arrivo
un crollo. Il fiasco fu la composizione “Benvenuto Cellini”. Cadde
in disperazione, aveva perso tutti i suoi mezzi finanziari, era annichilito.
Per farlo riprendere un poco, dei suoi amici gli organizzarono una serata che
doveva dirigere, cosa che non fece; venne stabilita una nuova data, primo Dicembre
1838, e li avvenne il miracolo.
“Berlioz dirigeva. Ma bastava guardarlo per avvertire il suo disperato
scoraggiamento. Non c’era più quell’audace assalitore celeste
che dal podio, con squillo di fanfare, voleva conquistare il futuro, bensì
un vinto, uno che aveva perso se stesso. Ma poco a poco, al suono della Fantastica,
quella sconvolgente opera in cui egli aveva racchiuso tutte le gioie e tutti
i dolori, gli ritornò il coraggio di vivere, i suoi occhi si riempirono
di lacrime, il suo cuore battè più forte e gli ascoltatori, come
lui commossi, stimolarono ancor più le sue energie.
Tutto questo passò momentaneamente in seconda linea di fronte a una inattesa
apparizione in seconda linea di fronte a una inattesa apparizione. In un angolo
della buia sala egli vide un uomo dai capelli neri, generalmente noto per la
sua insensibilità, che sembrava piangere. Aveva davvero le lacrime agli
occhi. Il suo glaciale sorriso era scomparso. Quest’uomo era Paganini,
che qui dava libero corso alle sue emozioni”
Paganini era uomo strano, non solo fisicamente, magro e pallido, goffo nei movimenti
(ma non nello suonare). Ma principalmente come personalità. Era più
famoso per il suo essere misterioso e disumano che per i suoi meriti artistici.
Quando la musica finì Paganini si avvicinò all’improvviso
a Berlioz e alla presenza di tutti, cadde davanti a lui in ginocchio. Parlare
non poteva più, la sua voce era già spenta.
Berlioz attonito guardava organini ai suoi piedi, ed era sconvolto. Per la prima
volta si capì che Paganini era un uomo come gli altri, una persona normale
e strana, che non ha niente di sopranaturale se non il suo talento. Da allora
Berlioz fu salvo. Gli ritornò la speranza e con essa la fiducia in se”
Le sorprese non erano finite, la mattina seguente
fu consegnata una lettera a Berlioz, era di Paganini portava la lieta notizia
di una donazione di ventimila franchi da parte del violinista stesso.
L’autore della “fantastica” era incredulo, da povero a improvvisamente
ricco e poteva far fronte a tutti i suoi guai finanziari, e doveva rendere conto
allo stregone Paganini, a cui rispose subito con una lettera, lo ringraziò
e decise di andare a fargli visita.
L’incontro fra i due si svolse in una grande sala delle terme, il benefattore
aveva perso la voce da più di un anno e difficilmente lo si poteva capire
senza l’aiuto di suo figlio, nelle poche parole che Berlioz capì
gli venne detto che chi scriveva contro di lui non sarà più temeraria
come prima, perché non si può dire che io non capisca di musica
e si sa che non mi entusiasmo facilmente.
Tutta Parigi parla di questo avvenimento come un miracolo. In seguito Hector
scrisse il Romeo e Giulietta e la dedico a Paganini.
Tutti coloro che conoscevano la risaputa natura dell’inaspettato donatore
nutrivano qualche dubbio, diverse e svariate furono le ipostesi fatte e i precedenti
rinvenuti della sua avarizia e stravaganza.
Julius Kapp, il biografo di Paganini scrisse che difficilmente questo caso più
volte discusso possa essere chiarito. Nei lasciti del compositore non vi sono
tracce di questo spostamento finanziario. Alla banca Rothschild, quella dove
Berlioz ritirò la somma, era presente una lettera del violinista che
diceva “prego di consegnare al latore di questa lettera, il signor Hector
Berlioz, i ventimila franchi che ieri ho depositato presso la vostra banca”.
Da queste poche righe risulta che la cifra donata a Berlioz non proveniva dal
consistente conto in banca di Paganini.
Chi aveva depositato il denaro?
Sette anni dopo l’avvenimento, Madame Bertin, il cui marito è entrato
nella storia come editore e mecenate di Hector Berlioz, rivelò al suo
insegnante Charles Hallè il segreto fino allora custodito: suo marito
aveva versato il denaro a Paganini e aveva tratto profitto dalla preparata messa
in scena. Il calcolo che venne fatto da Bertin era che con un omaggio pubblico
reso da un genio universalmente noto come Paganini avrebbe suscitato scalpore
enorme, come effettivamente è stato. Pubblicità. Una mossa pubblicitaria
dove tutti gli interessati trassero grande profitto. Berlioz raggiunse l’immortalità
artistica. Bertin come editore dello stesso guadagnò un patrimonio. Paganini
guadagno non solo l’ammirazione dei suoi ascoltatori, ma anche la loro
simpatia e il loro amore.
Così venne confezionato questo “miracolo” e così venne
svelato.
:M: