Città Cremisi
#2
In altre condizioni quelli che ora sono i miei datori di lavoro potevano essere
persone sotto il fuoco della mia pistola o oggetto delle mie torture. La disoccupazione
fa strani scherzi. I fratelli Olmog, grassi bastardi cacciatori di taglie, la
città è piena di criminali, la città è criminale,
ed è libera per tutti, la polizia è privata, quindi solo chi può
comprare la giustizia avrà giustizia (tutto è privato e privatizzato,
tutti sono liberi di soccombere per mancanza di mezzi, di rantolare di giorno
in giorno, e tutti sono prigionieri della loro –libera- vita). Il loro
è un modo di fare giustizia, nessuno vuole subire uno sgarro e tutti
vogliono ripagare con la stessa moneta, con tutta la libera violenza che c’è
è tanto facile farla come subirla, e loro su commissione trovano i criminali
che devono pagare qualcosa a qualcuno. Io sono un loro dipendente, sanno chi
ero, godono nel poter usufruire dei miei servigi. Ora non mi interessa. Il loro
lift pit è nel primo livello, sembra un magazzino, ci vivono in quattro,
i due ciccioni e le loro due puttane. Hanno qualche altro cacciatore di teste
sotto di loro, ma non so chi siano. Parcheggio il velivolo nello spiazzo, manca
poco all’alba. Davanti alla porta un sensore scansiona il mio viso e un
metal detector rileva le mie armi.
- Bennet non puoi entrare con quelle armi, lo sai. Dice la voce dal citofono
dopo qualche secondo.
- Lo sai benissimo che se dovessi venire a prenderti non passerei di certo dalla
porta, apri e non rompere i coglioni.
Il meccanismo apre il piccolo hangar spoglio. Un ufficio e uno spazio adibito
ad abitazione. Vado verso l’ufficio con i vetri oscurati e la porta aperta.
Ci sono i due ciccioni e una puttana. Olag è vesito come un idiota anni
70, Cristofer con il solito gessato anni 80, la puttana come una puttana.
- Come cazzo di sei vestito?
- volevo darmi un tono
- prova a darti un tono con dell’esplosivo
- sei il solito stronzo.
Getto il sacchettino con l’occhio sul tavolo.
- ho sempre un occhio di riguardo per voi. Dico al gessato anni 80.
- all’alba fai sempre battute che fanno schifo, avrai i tuoi soldi appena
riscuoteremo.
- Tante grazie. Faccio per andarmene.
- Ci sono stati problemi?
- Dovresti preoccuparti quando non ce ne sono, vorrebbe dire che qualcosa di
più grosso sta per abbattersi o colpire.
- Non farti uccidere finche ci servi, mi raccomando.
Esco dalla loro “magione”. il tempo di salire sulla macchina e il
sole inizia a schiarire la notte, il manto che protegge noi dannati. Il nero
inizia a tramutarsi in blu, il tempo di vita di questa sfumatura è breve,
mi immagino sempre che in quei pochi minuti il blu sogni il rosso che traghetta
la luce al buio, nel tramonto. Un amante che mai incontrerà l’oggetto
del suo desiderio. La storia di tutti.
Sono davanti a casa, è una buona zona questa. Un buon livello di sicurezza
e di servizi. Non so per quanto ancora potrò permettermelo. Se rientro
nei ranghi dell’Operativo posso farcela, ma la casa ora non è il
mio problema. Passo la carta ID e dopo mi viene scansionato l’occhio e
dopo qualche secondo si apre la porta. Mi si blocca il fiato quando vedo puntata
verso di me una pistola di grosso calibro, posso essere pronto a tutto, ma non
sempre. Mi lascio cadere indietro a peso morto con le piante dei piedi sempre
a terra mentre estraggo e cerco il bersaglio piegando la testa in avanti. Il
tempo di avere il dito sul grilletto che mi devo già bloccare appena
sento la sua voce:
- non sparare, sono io.
Tutte così in questa famiglia. Alzo il busto e con il sedere per terra
arma alla mano guardo quella stronza di Gilda.
- Da quando ho sposato tua sorella non ti sei fatta più viva, neanche
quando lei è morta.
- Dobbiamo parlare proprio di questo.