Strette strade metalliche, vapori e pioggia e confusione. Gente, sempre gente,
confusa gente, ottusa gente. Nessun valore. Solo sopravvivenza. Stavo andando
al lavoro, chiamiamolo così. Ho tutte le informazioni che mi servono.
Dove si trova, come si chiama, che faccia ha. Poi mi han detto altre cose ma
non ricordo. Il sushi bar in questione si chiama MamaGama, non mangio sushi,
non mi ricorderò di questo locale, ma loro si ricorderanno di me. Molto
affollato, benché sia piena notte. La città di notte si riversa
in queste strade, è il polmone sempre acceso, e sempre malandato. Fermo
la Cloud car a due passi dal locale, scendo e in fretta sono dentro il locale.
Tutti hanno subito nasato che sta per succedere qualcosa, avranno capito che
non mangio sushi… mi guardo intorno, incrocio sguardi di chi si chiede
se sono entrato proprio il possessore dello sguardo che incrocio. No, oggi non
tocca a te. Tocca a quello stronzo che se la sta svingnando dall’altra
entrata. Troppa gente, per correre, estraggo la pistola, mirino laser, tengo
alta l’arma, molto sopra la mia testa, vedo il puntino rosso proprio dietro
il suo cranio, diagonale tale da dovergli per forza uscire dalla bocca. Sparo.
Almeno la metà qua dentro sono criminali, l’altra metà sono
dei falliti, salvo quelli che si sono appena ritrovati con il cervello del mio
bersaglio nella propria tazza penso che torneranno tutti in questo locale. Le
urla dei proprietari sono per chiamare la propria sicurezza, altra mafia cioè.
Siamo nel far west tecnologico, nessuno verrà a cercare il mio bersaglio,
come nessuno verrà a cercare il mio cadavere se mi fanno fuori. Comanda
la ferraglia, ubbidiscono i deboli. Non posso portarmi via il cadavere, ne tanto
meno andare via senza la sicurezza di aver ucciso la persona giusta o meno.
Mi faccio largo fra la gente per arrivare al corpo senza vita e senza parte
della testa. Ho poco tempo, nessuno dei presenti mi vuol fare la pelle perché
sa che non sono uno sbirro, e perché potrei essere l’uomo cattivo
di un qualche boss, nessuno dei due, ma non lo sanno. Ma quelli che gestiscono
il locale, la mafia dico, non i cuochi, non badano a questo, ma solo perché
non hanno ricevuto soldi, non per altro. Se mi prendono possono chiedermi soldi
che non ho o uccidermi, quest’ultima cosa è quasi scontata. Giro
il corpo, è uno spettacolo schifoso, riconosco che è lui, i tatuaggi
aiutano molto, adoro le mode in certi casi. Mi serve il suo occhio, che è
saltato via con il colpo, so che non si è rotto perché ha la cellula
in titanio cavo, gli apparati cibernetici sono geniali. Il tavolo davanti a
me mi guarda esterrefatto mentre resiste dal vomitare. Metto la mano dentro
una tazza di ramen e trovo l’occhio che cercavo.
-Esagerano con i condimenti e con l’animazione in questo ristorante.
Dico mentre esco. Sento che arriva gente. Torno alla macchina velocemente. Un
paio di colpi di avvertimento per far allontanare i falliti che stavano cercando
di aprirla. Salgo accendo e parto. Sento già altri veicoli alle mie spalle
e i primi colpi rimbalzare sul veicolo. Do gas e salgo di quota. Adoro i privilegi.
Non possono seguirmi, so che non hanno veicoli per salire. Qualcosa del mio
vecchio lavoro mi è rimasto, ed è ciò che mi distingue
dalla merda in cui mi tocca nuotare in questo periodo.
Percorro una strada sopraelevata al primo livello (venti metri) e vado verso
il quartiere dove ho l’appuntamento. Mezz’ora per raggiungerlo dare
la prova dell’uccisione del bersaglio, l’occhio, prendermi i soldi
e tornarmene a casa prima che sia l’alba. L’alba in questo posto
fa schifo, la odio. Gente dal terzo livello in su dice che ha il suo fascino.
Dicono così perché non escono quasi mai dalle loro pareti dove
sono rinchiusi, per sicurezza che sia non so. La vedono solo perché stanno
bene. Fossero in una posizione diversa, come quasi tutti fra il primo livello
e lo Zero, penserebbero che l’alba non è che la fine di un'altra
giornata di merda e l’inizio di un'altra giornata di merda. Penseranno
così finche nessuno li butterà giù a calci nel culo. Nell’aria
la musica dei Flinstones, una chiamata per me, rispondo:
-Bennet, ti stiamo monitorando, cosa cazzo stai facendo?
Qualcuno dell’Operativo mi pensa ancora.
-Lavoro, fossi ancora dei vostri non sarei in questa merda ora.
-Tieniti le tue colpe. Non possiamo coprirti per sempre, prima o poi ti verremo
a prendere, lo sai.
-Lo so, cazzo, lo so, dammi tempo, fammi mettere le cose a posto, cazzo.
-Sentimi, sai bene che….
-Vaffanculo. E chiudo la comunicazione.