Dinamite ultima spiaggia. Pt.1.

Gli ultimi momenti.

Tutta la mia vita mi stava passando davanti agli occhi, velocemente, anche perché non avevo molto tempo, il tempo stringeva e avevo la spalle al muro o ero prossimo ad averle, se avessi trovato un muro alla fine di questa fuga. Indagine finita in malo modo mi verrebbe da dire, indagine nata per caso e finita come da copione, viste le difficoltà che si andavano sommando di volta in volta, lo dicevano gli arcani libri che abbiamo trovato e letto che ci sarebbe stata sventura, e chiamarla sventura mi pare limitante. Ora siamo, anzi, forse sono, solo, nello scoglio, sotto il gigantesco scoglio, dentro ciò che è stato costruito da questo popolo maligno e nascosto agli occhi della brava gente, correndo fra cunicoli di un labirinto senza uscita, rincorso da abominevoli creature, solo, dico solo perché quando siamo entrati qui e abbiamo scoperto quanto già si sospettava, ma che volevamo vedere con i nostri occhi per crederci veramente, era già troppo tardi, eravamo già troppo dentro per tornare indietro, e una volta scoperti per la nostra troppa ingordigia e sete di informazioni, di segreti, di pochissimi cazzi nostri per intenderci, siamo stati scoperti ed è iniziata la nostra fuga, in cerca di un’uscita, di un’altra uscita, perché da dove siamo entrati ora non è più possibile uscire e stiamo cercando di orientarci con una vecchia mappa fatta da un altro esploratore, figlio di chi ci ha ingaggiato e che ha avuto una triste fine, con il suo ricordo per meglio dire, perché ora ci siamo divisi, e io non ho la mappa e non so dove siano finiti gli altri, che fine abbiamo fatto, abbiamo infranto una delle regole basi, non dividersi, mai, ma non avevamo scelta, nella frenesia, nella paura, nel buio e nella confusione ci siamo persi e divisi, che Dio ce la mandi buona.
Quando la percezione di pesanti e umidi passi dai cunicoli cessa penso di averli seminati per un poco e mi serve fiato, mi fermo in un antro, appoggio la schiena contro la parete dove scorre un poco d’acqua, spengo la torcia e mi metto a respirare profondamente coprendo la bocca con la sciarpa, per non fare rumore, chiudo gli occhi cercando un angolo di pace.
E mi scorrono davanti agli occhi e fra le pieghe del cervello questi giorni che hanno preceduto questo momento.