Dinamite ultima spiaggia. Pt.4
Arrivo in paese.
Sea Bread Couch è il nome di questo posto, un buco di culo di posto pieno
di pescatori ubriaconi e poco altro. Trovammo dove dormire in una bettola poco
accogliente, era un’osteria per lo più con due camere da letto,
non era posto da turisti o dove fermarsi, praticamente, e ci trovammo a dormire
in cinque in due camere matrimoniali, una delle quali non vedeva ospiti da tempo
intuimmo, visto il suo stato, l’altra invece ha avuto anche recenti ospiti,
facile intuire che sia stato Michael, ma è ancora presto per far domande.
Posizionammo armi (è il caso di dirlo) e bagagli e decidemmo un po’
su da farsi. Cenare e fare qualche domanda al gestore di questa bettola e domani
iniziare a girare il posto, chiedendo chi lo ha visto e dove potrebbe essere
il posto segnato su questa mappa.
Il locandiere aveva poco da offrirci, benché fosse tutto a base di pesce
erano pochi i piatti, e a dire il vero non erano neanche tanto buoni, ci accontentammo,
un vecchio stronzo e scorbutico del cazzo che ci serviva con poca voglia, chiaro
che non avesse piacere nell’avere ospiti, ma si vede che i soldi comunque
li facevano comodo, visto che ci ha presi dentro. Finita la birra, birra e pesce
fa schifo come accoppiata ma il vino sapevamo avremmo rivoltato lo stomaco a
tutti, decidemmo di chiedere qualcosa al tizio, eravamo soli nel locale ed era
da poco passata l’ora di cena. Al banco mentre pagavamo chiedemmo se avesse
visto in questi giorni questo Michael Rice, fornendo una foto sua, disse di
no guardando poco la foto, pezzo di merda che non sei altro, immaginavo Patterson
che fra i denti digrignava questo. Lo salutammo e tornammo in camera, c’era
poco da fare ora, se non riposarsi e partire presto con le ricerche domani mattina.
Il vento ha portato nelle nostre camere la puzza di pesce che arriva dalle banchine
e dal rozzo porto, con lo stomaco rivoltato e senza alcuna fame ci siamo vestiti
e siamo usciti in fretta, Clinton aveva lo stomaco sottosopra ed era sempre
a rischio vomito, divertente. La paese si sveglia presto e va a letto presto,
immerso nella sua puzza di pesce e di fiato di alcol dei villici. Per le strade
incontrammo pochi sguardi amichevoli, anzi, nessuno a dire il vero, una volta
scelti alcuni individui facemmo qualche domanda, che il più delle volte
doveva essere seguita da qualche dollaro, branco di pezzenti di merda.
Non traemmo molto da questo giro di domande, se non che qui viene poca gente
e un ragazzo è stato visto,ma solo per un giorno, e nelle settimane successive
la polizia fece un passaggio in paese, ma senza fermarsi, cosa molto plausibile.
Ci indicarono verso quale molo fu visto l’ultima volta.
L’intreccio di assi di legno che formava il molo era poco accogliente
e pratico, ma molto in uso a dirsi dal consumo, una volta lì dovemmo
aspettare perché tornasse qualcuno verso terra. Un gruppo di pescatori
su un vecchio peschereccio scese dopo aver attraccato guardandoci con sospetto,
sentimmo qualche vibrazione negativa. Patterson si fece avanti e nel modo più
diplomatico e convincente possibile chiese: posso farvi qualche domanda? Gli
sguardi un poco si accesero e parlo solo quello che sembrava essere il capo,
mentre tutti ci si facevano intorno, vestiti con abiti pesanti, bagnati e puzzolenti
e con sguardi idioti, e disse: non vogliamo impiccioni e ficcanaso, andatevene
via subito o sarà peggio per voi. Bella accoglienza. Patterson si era
già scaldato, ricevetti una spinta da un ragazzo e da lì scatto
subito la rissa, dove eravamo sotto di due uomini per inferiorità numerica
e poi loro erano più abituati a fare risse della maggior parte di noi,
quindi per i più si mise alla peggio, e non fu bello quando mi ritrovai
con il naso spaccato e a terra riempito di calci. Tutto smise quando Patterson
e Brody estrassero le armi e minacciarono i pezzi di merda di stare fermi, così
fecero, ci rimettemmo in sesto e sotto lo sguardo minaccioso del loro capo ci
allontanammo. Non male come inizio.
Io e Elokan eravamo piuttosto malconci, gli altri stavano meglio, Brody li avrebbe
voluti uccidere e buttare a mare seduta stante. Tornammo alla bettola per pulirci
un po’ le ferite, era quasi mezzogiorno. Quando entrammo non c’era
nessuno dentro, strano, e ci mettemmo al tavolo aspettando arrivasse il gestore,
cosa che non avvenne, Clinton andò a prendere dietro il bancone quello
di utile che poteva trovare, acqua fredda, ghiaccio, stoffe, alcol, facemmo
come potevamo per tappezzarci un po’. Non ci parlammo molto, si pensava
fra le nostre teste in silenzio, ma quando alzai lo sguardo la mia attenzione
venne catturata da una specie di quadro appeso sulla parete contraria all’entrata,
andai a vedere. Era una vecchia mappa della zona, di almeno un secolo fa, vennero
tutti intorno a me per vedere cosa stessi osservando, un esclamazione poco elegante
usci dalla bocca sanguinante di Elokan: combacia con la mappa nostra questa
parte di questa mappa, e tirò fuori la mappa di Michael, ed effettivamente
era così, come se fosse scomparsa dalle mappe moderne trovammo il pezzo
di roccia mancante che era invece indicato nella sua mappa, avevamo un punto
di partenza, anche se l’intero paese preferiva partissimo per tornare
sulla strada da cui siamo venuti. In camera facemmo una piccola riunione in
cui si decise che dovevamo raggiungere quel posto in ogni modo e senza farsi
vedere dai locali, con pochi e semplici calcoli giungemmo alla conclusione che
dovevamo rubare una barca stanotte e dirigerci là. Semplice e rischioso.