Dinamite ultima spiaggia. Pt.5

 

Navigazione notturna e approccio.

Durante l’attesa in camera, fra un periodo di riposo e l’altro, rileggemmo gli appunti di Michael e i libri da cui aveva fatte le ricerche, Elokan e Clinton furono concordi che questo culto era di altri tempi, e ai giorni nostri sarebbe da pazzi, perché è in tutto e per tutto una setta che si da all’adorazione di questo Dio in tutto per tutto, chiedendo di isolarsi dal mondo esterno e trarre tutto da una compatta comunità a stretto contatto con il mare, che soddisferà ogni bisogno di ogni adepto, e solo chi con dedizione darà anima e corpo a lui passerà la soglia di sarà ancora più vicino a Lui, eterna riconoscenza e lunga vita, anche quando il corpo non servirà più e verrà divorato dal mare. Noi altre tre concordammo semplicemente che è da idioti e basta.
Qualche informazione su come deve essere la dimora in cui far vivere il culto, a contatto con il mare, umido e buio, pieno di anfratti e cunicoli, perché solo chi ha i suoi occhi non si perderà, e con un ampia zona dove radunarsi e osservarlo apparire quando a lui viene donata una vita, e da quel tramite comunica con i suoi adepti. Non è roba per noi. Finiti i preparativi siamo pronti ad uscire, è quasi mezzanotte e nel localo sotto di noi non abbiamo sentito alcun rumore, anche guardando fuori per strada non c’è anima viva, inquietante. Scendiamo per le scale e passiamo oltre la vuota sala da pranzo e una volta per strada eravamo soli, in un silenzio inquietante mosso solo dal rumore del mare. Guardandoci sempre intorno, come se ad ogni angolo dovesse uscire qualcuno, stavamo in allerta e andavamo verso il molo dove oggi abbiamo avuto la colluttazione con quei pezzi di merda, non ci sono lampioni ma la luce della luna riflessa sulle strade bagnate è abbastanza forte da farci vedere la strada senza accendere le nostre torce.
In pochi minuti, senza dirci una parola, siamo al molo dove ci sono alcune barche, decidiamo di prenderne una piccola che ci sembri decente, nessuno di noi ha grosse esperienze marittime. A intuito sappiamo dove andare, verso nord e dobbiamo guardare verso gli scogli un eventuale insenatura, staremo con gli occhi aperti.
Il mare è un poco agitato e con difficoltà riusciamo a non danneggiare la barca mandandola contro gli scogli, quando il flusso ci manda contro riva e il viaggio sembra interminabile e solo quando siamo zuppi d’acqua salata e fredda e stanchi arriviamo dove ci sono le rocce più grandi, la moltitudine di barche ancorate ci dice che siamo arrivati.