Dinamite ultima spiaggia. Pt.6

 

L’antro

Andando a sbattere contro altre imbarcazioni ci fermiamo, tirando un sospiro di sollievo, e camminando da una barca all’altra arriviamo fino alle rocce senza dire una parola anche perché l’evidenza dei fatti ci fa risparmiare pensieri e parole. Una volta usciti dal mare possiamo guardarci negli occhi e pensare al da farsi, cioè armarsi e con le luce entrare senza far troppo rumore, il tempo di riprendere fiato e siamo pronti.
Lo sciabordio delle onde copre i nostri primi metri dentro il cunicolo, che è alto almeno tre metri e largo quattro forse e non dobbiamo preoccuparci di non far rumore. Man mano che ci allontaniamo dall’entrata aguzziamo l’udito e sentiamo in lontananza passi e voci, passo dopo passo giungiamo ad un bivio e ci fermiamo per poi guardarci negli occhi, puntandoci le luci in faccia. Dove? La domanda parte dal fatto che la prima regola è non dividersi. Ci addentriamo sempre in gruppo per qualche metro in ogni una delle diramazioni per sentire dove i suoni sono più forti, decidiamo per il cunicolo di destra. Davanti c’è Brody e in fondo Patterson, ogni uno ha un arma e una torcia in mano. Quello che sentiamo man mano che le nostre orecchie si abituano è un cantilenare, come un coro con uno strascicare di passi pesanti. Curiosità a paura crescono in noi. Ma non era ancora niente. Dopo circa un centinaio di metri giungiamo ad un altro bivio, ma da entrambe le vie il cantilenare è ugualmente forte, continuiamo tenendo la destra. Man mano che il tempo passa e il volume aumenta mi viene da accelerare il passo, ma chi è in testa tiene basso il ritmo facendoci fare meno rumore possibile, ma questo dopo un'altra trentina di metri non servirà, spegniamo le luci per gli ultimi quindici metri e proseguiamo lentamente seguendo la luce che si vede alla fine del tunnel.
Sbuchiamo alla sommità di una salita/scala che da su una sala, che definirei mostruosa, la luce fioca al centro di quello che sembra un altare illumina una coda circolare di individui, che saranno almeno un centinaio, che cantilenando in una lingua a noi sconosciuta gira in circolo,intorno all’altare dove è situato un falò, e la luce di esso rivela forme non umane, umanoidi tozzi e grossi, con le testa grossa e gli occhi enormi, la loro pelle sembra fatta di squame e di fianco al fuoco c’è un corpo legato, sembra e uno fermo davanti a lui. Elokan preso da paura gli cedono le gambe e col culo per terra inizia a vomitare, fu l’inizio della fine perché alcuni sentirono questo rumore e alzarono lo sguardo verso di noi, anche se eravamo al buio,merda, semplicemente merda.