1000 VOLTE MORTO

Sono morto tante volte, mille forse, ma questa è stata la peggiore. Peggiore perché questa volta ero veramente vivo.
Non ci sono similitudini con altre volte, per quanto altre siano state dolorose. Quella lenta agonia di anni fu forte, ma ora anche i ricordi si sono assopiti. Questa volta è stata la peggiore, ma bellissima.
Tanto son morto quanto ho vissuto. Per lo più sono state sempre lente agonie, concluse sempre con la morte, per poi rinascere, per poi soffrire e morire ancora. Non vivere ne rivivere, solo nascere ed esistere. Questa volta ho vissuto veramente, e posso dire di essere anche morto veramente, per quanto doloroso, bello.
Ho perso il colore del grano e con esso tutto, scoprire di aver un senso nella vita, una ragione per alzarsi e gioia, ed è ciò che ogni uno cerca nella vita. La sua voce, i suoi occhi, i suoi pensieri. Non posso descrivervi le sensazioni ed emozioni, belle e brutte, perché non potreste riviverle ( perché ne sono geloso), ma posso raccontarvi ciò che è successo, con la metafora, del viaggio, ma ancora prima della scoperta. Non sono uno che uccide, ma sono uno che viene ucciso, ma vi parlerò per voce e gesta di un cacciatore, poi per mano di un pittore vi descriverò ciò che un cacciatore non può comunicarvi nel suo essere cacciatore, e per ultimo nell’essere respiro vi parlerò io stesso.

Il cuore che non vuol morire. In un fresco mattino, prima che il sole riscaldi percorro lo stesso sentiero, ma diverso sarà il colpo sparato, e diverso sarà il cuore colpito. Tanto più si ama la vita tanto più si lotta per non perderla. Uccido cinghiali perché mi fanno capire quanto sia importante la vita, uccido anche per vivere, per capire e assaporare. L’attesa, il girare per il bosco attento ad ogni suono espande la mia tensione, e divento tutt’uno con ciò che mi circonda, vivo tutto. L’attimo in cui prendo la mira e sparo.
Vederlo sbucare fuori dai cespugli, bellissimo, imponente, atteso. Non ci si guarda negli occhi. Si volta verso di me quando sente che premo il grilletto. Non muore subito, viene verso di me per caricarmi, corre verso di me da morto. Sparo ancora, e lo uccido ancora. Scappa dentro il bosco. Lo ammiro per come lotta, accecato dalla rabbia per non capire cosa sta scorrendo via, tenuto in vita dalla rabbia perché non vuol morire. Solo quando non può più combattere cerca un luogo dove fermarsi e sentire che scorre via insieme ad ogni goccia di sangue tutta la sua vita. Godendosi anche questo lento scorrere. Lo guardo mentre smette di respirare, cammino nel suo sangue. Prendo vite e comprendo quanto sia importante vivere e sopravvivere. Ma certe volte penso di essere io ad esistere solamente e i cinghiali a vivere.

Non è bianco come si pensa, è solo lontano. Il disegno che deve divenire ai miei occhi. La tela non è bianca, è incompiuta, attende un disegno che passa dal mio cervello e dal mio cuore per le mia mani, sotto i miei occhi si crea e vive. Ancor prima l’emozione nel percepire e nel comunicare, nel vivere, che intride la tela.
Ricordo nitido ora e sempre quando correndo vidi la stazione e lei ad attendermi. Trasmisi sulla tela anche il freddo di quei giorni e il calore che avevo dentro. La piccola stazione dava su una strada trafficata, la piccola scalinata e lei con un lungo giubbotto bianco e la sua frangetta, impaziente ad aspettarmi. Bellissima. Bellissimo vivere.
Mi tremano ancora le mani ad avevo gli occhi lucidi, mentre vedevo crearsi e mentre rivivevo. Ora non saprei dipingere la fine di questa storia, perché ho paura della consapevolezza, e mi perdo fra i colori dei ricordi o nelle sfumature del bianco e del nero, ma è nelle increspature del tratto che vedo l’emozione.

Sento il petto gonfiarsi, i polmoni riempirsi e trattengo il fiato per 18 ore, da quel “ci vediamo domani” al telefono, fino al giorno dopo, durante tutto il viaggio e l’attesa fino al nostro incontro in stazione e solo lì ho iniziato a respirare e a vivere. Ad essere respiro ed essere vita, ad avere una ragione per uscire. Sentirmi ansioso prima di ogni incontro, calmo ed emozionato in ogni momento insieme, passionale nei momenti d’amore. Sono stato respiro e vita, non semplice aria, per mesi e come per ogni cosa troppo bella c’è sempre una conclusione troppo brutta. Non sento più i polmoni gonfiarsi e il respiro uscire, solo aria, non più vita. Esistere e non vivere.

Questa è stata la millesima volta in cui sono morto, ma anche l’unica in cui ho vissuto.