Paganini (il Diavolo, il Genio)

Insensibile creatura della notte, che non percepiva nulla che non fosse la musica, nessun interesse per le bellezze naturali e artistiche. In lungo e in largo per l’europa, il pallido straniero vagava protetto dal freddo e dalla luce. Con se pochi bagagli, una vecchia custodia di violino e un quaderno rosso, un linguaggio cifrato, un mistro.

Indifferente alle comodità e alle necessità; dormire in alberghi economici, mangiare poco, non gli interessava. Così superiore anche da non esercitarsi nella sua arte, così geloso della sua musica da distribuire le partiture poco prima delle prove e ritirarle subito dopo, del suo assolo appena un accenno. Non fu un bambino prodigio, iniziò a quarant’anni a viaggiare per l’europa, improvvisamente il suo nome brillò gettando il mondo della musica in una dimensione nuova, il suo talento assolutamente superiore e la sua misteriosa personalità ipnotizzarono gli uomini e proposero agli esperti enigmi che fino ad oggi non sono stati risolti

Non era bello ne attraente, ed era goffo, maleducato, avaro e lunatico. Riguardo al suo lato fisico era mal formato, per una persona normale in una vita normale. Lui era l’incarnazione del prefetto violinista: enormi spalle, gracile tronco, mani con dita da ragno (aracnoidite). “da questa superiorità anatomica deriva senza dubbio la sua genialità musicale” Rossigni lo chiamò per sostituire un suo direttore d’orchestra indisponibile. Diresse l’orchestra con pochi accorgimenti, un successo incredibile. Rossini dichiarò che è una fortuna per tutti che Paganini non si sia messo a comporre opere, perché avrebbe eclissato tutti. Il suo asso, così chiamava il suo violino: scordato, impossibile da suonare, a detta di tutti, ma lui inventò una sua accordatura, che gli permetteva di suonare con grande semplicità la più complicata serie di accordi. All’età di sei anni, Paganini, ebbe in dono il primo violino; suo padre, che non amava stare solo, lo teneva sempre al suo fianco, dalla mattina alla sera suonava il violino per lui, anche fino a dieci ore al giorno, anche con punizioni corporali, come la fame. Questo estremo allenamento lo condusse alla sua perfezione, ma solo a quella, altro non sapeva: era un idiota specializzato.

 

Amore e gioco d’azzardo segnarono molto la sua vita. Al tavolo da gioco perse il suo violino Amati, solo un caro amico gli permise di continuare a suonare. Dopo questa vicenda non si avvicinò più al tavolo da gioco. La sua fidanzata fu al centro di una vicenda che ebbe un seguito impressionante. Di pari passo con chi lo considerava un vampiro che succhiasse il sangue dal cuore di chi ascolta con il suono del suo violino chi chiedeva una prova dell’esistenza di sua madre, per provare che non fosse figlio del demonio, giravano anche le tremende voci che lo davano come omicida della sua fidanzata. Illustri colleghi alimentavano queste voci, come Lizst, che sosteneva una sua versione che raccontava di Paganini rinchiuso per anni, e che con una corda presa all’intestino della sua fidanzata strangolata avesse imparato giochi di prestigio sulla corda di sol. Tanto grande quanto enigmatico, grande come il suo mistero ciò che provocava nei suoi ascoltatori. Un mistero, un quaderno rosso, un silenzio. Nella sua vita risulta un vuoto di sei anni, giustificato con bugie poi scoperte, coperto dal suo silenzio. Silenzio associato alla morte della sua fidanzata e alla sua carcerazione, si dice che sia tutto scritto in un linguaggio criptico in quel quaderno, dove Paganini annotava tutto. Un genio, un freak un demonio, un artista un mistero.