Racconto Fantasy

 

Ancora non mi rendevo conto di dov'ero finito, ancora non mi rendevo conto di cosa avevo fatto, qualcuno ricorderà tutto questo come un qualcosa di epico e triste di cui gioire...
Nel mio pellegrinaggio sono arrivato nei punti più lontani di queste terre e della mia anima, adesso mi sono trovato al confronto finale, contro me stesso nel punto più oscuro della mia anima, nella terra più fredda che i miei occhi ricordino.
La torre sorgeva lontana, il calar del sole iniziava ad avvolgerla mentre veniva scalfita dal freddo gelido, la luce che ancora illuminava queste terre mi indicava che avevo ancora una possibilità, prima del totale calar del sole dovevo colpire con tutte le mie forze chi attentava alla vita di una persona per colpirne tante.
Superai le rovine delle mura che invadevano il giardino, scostai i brandelli del portone che intralciavano l'entrata e iniziai a salire le scale, i cadaveri e le macerie mi descrivevano man mano l'entità del massacro che si era consumato pochi minuti fà, mi indicavano che forza necessaria per compiere tutto ciò doveva essere tremenda, e la cosa più terribile era che tutto questo lo aveva fatto una sola persona, se così si può chiamare una tale furia, e questa furia ora toccava a me fronteggiarla.
Salendo le scale, con la luce che calava velocemente e che mi metteva ansia, che si andava ad aggiungere a quella del combattimento che andavo ad ingaggiare, le urla di disperazione erano forti e crescevano man mano che io salivo. L'ultima sala, le urla erano nitide, come la scena che mi si presentava davanti: la sala era devastata e distrutta, le guardie migliori della contea squarciate da un singolo colpo e riverse sul pavimento, al centro lui, terribile e possente, malefico, tanto che sembrava che il buio sgorgasse dai suoi pori, aspettava che la luce se ne andasse per far posto al buio, suo compare e padre, attendeva le tenebre per poter completare il rito per cui tanto aveva atteso e ucciso, aveva tra le mani in collo di Loreley, a nell'altra la spada del Lago Morto, in questo momento Barazag aveva il potere di avvolgere queste terre in un gelido e mortale buio uccidendo la prescelta dalla dama di quel maledetto lago con l'arma donata al cavaliere oscuro, ma non sono giunto fin quà per starmene con le mani in mano.
Velocemente estrassi la Spada dell'Urlo e lo attaccai, ero più veloce di lui, che della velocità non faceva un suo punto di forza, che altresì era la forza immane, la resistenza in combattimento, la furia animalesca e la malvagità di cui trasudava, lui lascio il collo della giovane predestinata e con una mai morta voglia di combattere imbracciava la spada e attendeva il mio avvicinamento per uccidermi con un sol colpo.
Che questo ultimo scontro non avrebbe avuto uno svoglimento come tanti altri, Barazag lo intuiva, e già dai primi colpi questo si capì: la sua pesante spada fendette l'aria dal basso verso l'alto, mi fermai appena in tempo e con una schivata comandata dal movimento del bacino vidi la lama a pochi centimetri dal viso, la sua forza è tale da non sbilanciarsi troppo neanche con un colpo fuori bersaglio di tale potenza, un mio colpo orizzontale lo colpì al petto, la sua pesante armatura ridusse l'entita del colpo, da questo capii che solo con qualcosa di speciale potevo colpirlo duramente.
Immediatamente la sua lama, brandita con la mano sinistra, dall'alto compì il percorso inverso ma a due mani, con una velocità e una potenza terrificante, mi abbassai per schivare il colpo, e questi colpi non si possono parare, passai al suo lato colpendolo al fianco con un colpo pulito, che può solo uccidere, ma questa è una cosa che non riguarda lui, come prima il colpo non lo ferì particolarmente, avendo conquistato il suo lato infierì sulla sua schiena, questo lo fece ulteriormente arrabbiare, roteò la spada e se stesso, con l'intenzione di falciare tutto ciò che era a media altezza, mi lasciai cadere all'indietro, la schiena impattò con il pavimento e le mie gambe ben salde al terreno, guardavo la spada che mi passava sopra, avevo già sprecato molte forze, non potevo continuare ancora molto così, cosa che non preoccupava il mio avversario, come un lampo pensai: ora o mai più!
Prima che Barazagmi mi uccida con un colpo che piove dal cielo e si infrange sul terreno (come la pioggia che or ora cadeva e accompagnava il nostro scontro) sgretolando il pavimento, mi rotolai sulla schiena all'indietro, il suono delle assi del pavimento che si spaccavano era assordante, avevo già inquadrato la scena, Loreley era a due passi da me, era alle mie spalle, dalla finestra non entravano più raggi di sole, chiusi gli occhi, mi girai e esplosi un colpo fulmineo e pulito ad altezza collo, la testa di Loreley si stacco lentamente dal collo e cadde sul pavimento,uno schizzo di sangue imbratto il pavimento, simile al fragore delle assi che si spaccavano Barazag urlava di dolore, avendo subito capito cosa era successo e come si sarebbero evolute le cose in seguito, il mio urlo di dolore che mi nasceva dentro non era da meno, ho fatto la scelta più dolorosa ma anche l'unica, ho sacrificato la mia futura sposa per salvare queste terre e i suoi abitanti, ma cosa ne sarà di me e della mia anima per l'immane perdità che avevo subito. Il mio avversario fermo con le ginocchia sul pavimento e la spada che tanto sangue aveva versato a terra al suo fianco, aveva smesso di urlare e lentamente l'ombra di cui trasudava a gli donava un alone di malvagità mai vista prima, iniziava ad avvolgerlo e imprigionarlo, insieme al buio che iniziava ad avvolgere la valle lui iniziava a scomparire, in silenzio. Insieme alla pioggia che cadeva forte io piangevo, insieme al tuono che intimoriva io urlavo, insieme alla torre avolta dal fato che iniziava a sgretolarsi ad a cadere per quanto aveva vissuto e testimoniato, io morivo con lei tra le macerie della torre e del mio cuore.
Non è una vittoria, è una forzatura, qualcuno ricorderà tutto questo come un qualcosa di epico e triste di cui gioire, soffrirò in eterno.