Cosa mi ha colpito di Arthur Rimbaud? Che domande?! Non certo le sue poesie (belle, indubbiamente) ma alcuni suoi frangenti della sua vita dopo il periodo da poeta, oserei dire… avventuroso (per uno letterato e studioso come lui, del resto se scriveva certe cose, voleva anche dire che aveva qualcosa di particolare, no!?). Premesso che non so se quando scrisse “una stagione all’inferno” si riferisse o meno alla stagione calcistica 82-83 quando il Bologna era in serie C!?!?
Parliamo brevemente del suo periodo come poeta, che del resto è stato breve, è nato nel 1854, ha scritto la sua prima poesia nel 1870 (les entrennes des orphelins) e l’ultima nel 1874 (illuminations), direi che quattro grassi anni di poesie possono bastare, tanto per far finta di esser colto ne estrapolo un pezzettino da una:
- all’inizio fu uno studio. Scrivevo silenzi, notti, annotavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini. (Alchimia del verbo – deliri due)
Senza elencare tutti il luoghi dove è stato, tanti, cito solo cosa ha fatto: si è arruolato nell’esercito coloniale olandese, dove poi diserta dopo quattro mesi (mica fesso!), a Stoccolma in un circo (del resto era un fenomeno!), Capo cantiere a Cipro, dove probabilmente uccide un operaio con una pietrata (sul posto di lavoro era vagamente violento!!), in Etiopia commercia in pelli e caffè, si interessa di fotografia ed esplora regioni sconosciute dell’Ogaden (molto sconosciuta, neanche so dov’è?!). Poi il mito: prepara una spedizione di armi da vendere a Menelik, e parte con una carovana di trenta cammelli che trasporta duemila fucili, dopodiché commerciante indipendente ad Harar, e successivamente si interessa al mercato degli schiavi (a che titolo non si sa).
Tanta avventura e intraprendenza, oltre che un indiscusso genio, non possono durare in eterno, siamo a febbraio del 1981, violenti dolori ad un ginocchio, aprile ritorno a Aden in lettiga, a maggio a Marsiglia dove gli viene amputata un gamba, muore il dieci novembre.
Mi sembra giusto chiudere con un brano di una sua poesia, dedico a questo eroe del pensiero e dell’intrapendenza una deliziosa stagione all’inferno:
Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino in cui tutti i cuori
s'aprivano, in cui tutti i vini scorrevano.
Una sera, ho preso sulle ginocchia la Bellezza. - E l'ho trovata amara. -
E l'ho ingiuriata.
Mi sono armato contro la giustizia.
Sono fuggito. O streghe, o miseria, o odio, è a voi che è stato
affidato il mio tesoro.
Riuscii a far svanire dal mio spirito ogni umana speranza. Su ogni gioia,
per strozzarla, ho fatto il balzo sordo della bestia feroce.
Ho invocato i carnefici per mordere, morendo, il calcio dei loro fucili. Ho
invocato i flagelli, per soffocarmi colla sabbia, col sangue. La sventura
è stata il mio dio. Mi sono disteso nel fango. Mi sono asciugato al
vento del delitto. Ed ho giuocato ottimi tiri alla pazzia.
Arthur Rimbaud, Una stagione all'inferno