#1

Morirò. Nel buio della mia casa. La faccia schiacciata sul pavimento, sento il sangue, su viso. Lui sopra di me, sento il dolore alla schiena. Le sue mani mi tengono la testa giù, mentre mi sussurra quelle parole. Nel buio della mia casa. Colpito. Un passo, dentro, mi volto per chiudere la porta, sento la schiena spezzarsi in due, cado a terra, mi si siede sopra e mi prende la testa e inizia a sbatterla contro il pavimento. Non so chi sia, non so cosa voglia. Non so se vivrò. Ancora quelle parole. La città è impazzita. Si avvicina e le sussurra ancora “questo è l’inizio della fine, non penso tu capisca…”, lo capisco invece, gran figlio di puttana. Stamattina sono iniziati i suicidi, le aggressioni, nessuno capisce il perché, tutti si sentono in pericolo. Cosa sta succedendo? Ancora la mia testa contro il pavimento, sfila un coltello, sento la lama che esce. Mi lascio andare. In quel silenzio che precede l’esecuzione sento quello che potrebbe essere il mio requiem o ciò che mi risveglia da questo incubo. La segreteria si accende, il mio breve messaggio “lasciate un messaggio” e poi la sua voce. Sento lo stronzo che si alza leggermente sulle ginocchia. E sento le parole di lei “…oggi… perché… lasciati… all’inizio…perché” non sento tutto, non posso, ma la ringrazierò. Appena sento il figlio di puttana che si è distratto e leggermente alzato mi impunto su di un lato e mi giro facendo lo cadere mentre gli afferro il coltello torcendogli il polso, fino a spezzarlo, nel buio non vedo che faccia ha lo stronzo. Lo tengo sotto, ora è lui per terra, lo alzo tirandolo su per il braccio che ora gli spezzo mentre lo faccio sbattere contro il muro conficcandogli il coltello nella schiena, urla sempre più forte, ma non è abbastanza. Lo giro e inizio a spingerlo, per poi lanciarlo, fuori dalla finestra. Per tre piani lo sento urlare, un tonfo sordo pone fine alla lagna, non guardo giù. Mi armo e scendo. Devo andare da lei.